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LA RIVOLTA DEI ROM E DEI SINTI NEL CAMPO DI AUSCHWITZ- BIRKENAU

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"Sapevamo che ci stavano portando a morire nelle camere a gas e abbiamo preso la decisione migliore. Piuttosto che obbedire agli ordini dei carnefici  nazisti avremmo sfidato la morte, lottando con onore e dignità". 
Raymond Guerenè faceva parte di quel gruppo e ricorda il coraggioso episodio, di quasi 70 anni prima, durante la celebrazione in memoria dell'olocausto nazista nei confronti delle popolazioni  Rom e sinti, tenutasi in Francia il 16 maggio 2010, prima prima volta in assoluto in un paese europeo. 
L'odio dei nazionalsocialisti verso ipopoli del ventorisale alla metà degli anni trenta, quando viene istituito l'ufficio centrale per la lotta alla piaga zingara e attraverso il quale si cerca di sostenere la teoria scientifica della razza impura, degenerata e geneticamente criminale.Seguiranno le leggi di sterilizzazione forzata, verrà praticata su 30000 donne, gli "studi" del dottor Mengele sui gemelli e sui bambini e le deportazioni nei lager. La …

GIORNO DELLA MEMORIA

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Il Giorno della Memoria è una ricorrenza internazionale celebrata il 27 gennaio di ogni anno come giornata in commemorazione delle vittime dell'Olocausto. È stato così designato dalla risoluzione 60/7 dell'Assemblea generale delle Nazioni Unite del 1º novembre 2005, durante la 42ª riunione plenaria. La risoluzione fu preceduta da una sessione speciale tenuta il 24 gennaio 2005 durante la quale l'Assemblea generale delle Nazioni Unite celebrò il sessantesimo anniversario della liberazione dei campi di concentramento nazisti e la fine dell'Olocausto.La scelta della data ricorda il 27 gennaio1945quando le truppesovietichedell'Armata Rossa, nel corso dell'offensiva in direzione diBerlino, arrivarono presso la cittàpolaccadiOświęcim(intedescoAuschwitz) scoprendo il tristemente famosocampo di concentramentoe liberandone superstiti. La scoperta diAuschwitze le testimonianze dei sopravvissuti rivelarono compiutamente per la prima volta al mondo l'orrore delgenocidi…

RODI --> BIRKENAU

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Sami Modiano, 83 anni, sopravvissuto ai campi nazisti,  racconta 70 anni dopo Mio padre a Birkenau mi disse:  «Vado via, ma tu devi resistere» Mi sono salvato grazie a un carico di patate.  E adesso voi non potete dimenticare l’Olocausto di Antonio Ferrari

A otto anni Sami Modiano era uno dei bambini più vivaci e brillanti della scuola elementare italiana di Rodi. Forse era in assoluto il primo della classe, come sostenevano i genitori dei suoi compagni, con quell’ammirazione espressa e così insistita da poter sconfinare facilmente nell’invidia. Sì, perché Sami, alunno eccellente, non aveva di sicuro l’aria e il comportamento del secchione. Nuotava, correva, giocava a calcio, scherzava, si divertiva, però a scuola gli bastava studiare il minimo per meritare il massimo. Quella mattina, quando fu chiamato alla cattedra, si sentiva persino più sicuro e disinvolto del solito. Era pronto a rispondere alle domande del maestro ma il suo sorriso si spense subito perché l’insegnante, invece di interr…

HANNAH ARENDT

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Scappata dagli orrori della Germania nazista, la filosofa ebreo-tedesca Hannah Arendt nel 1940 trova rifugio insieme al marito e alla madre negli Stati Uniti, grazie all'aiuto del giornalista americano Varian Fry. Qui, dopo aver lavorato come tutor universitario ed essere divenuta attivista della comunità ebraica di New York, comincia a collaborare con alcune testate giornalistiche. Come inviata del New Yorker in Israele, Hannah si ritrova così a seguire da vicino il processo contro il funzionario nazista Adolf Eichmann, da cui prende spunto per scrivere "La banalità del male", un libro che andrà incontro a molte controversie.
UN FILM DA VEDERE
trama

HANNAH ARENDT è il ritratto del genio che sconvolse il mondo, grazie alla sua scoperta della “banalità del male”. Dopo aver assistito al processo al nazista Adolf Eichmann, svoltosi a Gerusalemme, la Arendt osò scrivere dell’Olocausto con parole che non si erano mai sentite prima. Il suo lavoro provocò immediata…

Vera Vigevani Jarach,

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Un nonno ammazzato dai nazisti ad Auschwitz  e una figlia, appena 18enne, gettata da un aereo  in volo sopra l'oceano atlantico, in uno dei tanti  “voli della morte” della dittatura argentina. 






Vera Vigevani Jarach, ebrea italiana  che nel 1939 fuggì a Buenos Aires  a causa delle leggi razziali,  oggi ha 85 anni e dedica la sua vita  a testimoniare e a lottare  contro il silenzio e l’indifferenza.  «Sono una militante della Memoria»,  dice. Mossa da questo spirito,  nonostante l’età e una vista  sempre più debole, ha sorvolato  l’oceano dall’Argentina all’Italia  per raccontare le due tragedie  che hanno attraversato al sua vita.
"Mi chiamo Vera e ho due storie:  mio nonno fu ucciso ad Auschwitz,  mia figlia morì su un volo  della morte in Argentina.  Per entrambi, non c’è tomba"
(liberamente tratto dal web)

MEMORIAL DAY

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Il Giorno della Memoria è una ricorrenza internazionale celebrata il 27 gennaio di ogni anno, data in cui  il 27 gennaio1945  le truppe sovietiche dell'Armata Rossa, nel corso dell'offensiva in direzione di Berlino, arrivarono presso la città polacca di Oświęcim (in tedescoAuschwitz) scoprendo il tristemente famoso campo di concentramento e liberandone i pochi superstiti. La scoperta di Auschwitz e le testimonianze dei sopravvissuti rivelarono compiutamente per la prima volta al mondo l'orrore del genocidionazista.
Ad Auschwitz, circa 10-15 giorni prima, i nazisti si erano rovinosamente ritirati portando con sé, in una marcia della morte, tutti i prigionieri sani, molti dei quali morirono durante la marcia stessa.
L'apertura dei cancelli di Auschwitz mostrò al mondo intero non solo molti testimoni della tragedia ma anche gli strumenti di tortura e di annientamento utilizzati dentro a quel lager nazista.

Il 27 gennaio il ricordo della Shoah, cioè lo sterminio del popol…

TULLIA ZEVI

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Inevitabile la mia domanda su come fosse la vita di un’adolescente ebrea negli anni terribili del fascismo: 
“Fino al 1938 non percepivamo la differenza.  Certo, non eravamo cattolici ma ci sentivamo italiani a tutti gli effetti.  La mia famiglia era in Italia da circa cinque secoli.  Poi, con le leggi razziali, che io chiamo ‘razziste’, le cose sono cambiate, siamo dovuti emigrare.  Era l’estate del 1938, noi ci trovavamo in vacanza in Svizzera.  Mio padre era a Milano, la città dove vivevamo e dove lui esercitava la professione di avvocato.  E leggendo il testo delle leggi promulgate proprio in quei giorni fu lungimirante, capì che non si poteva più tornare a casa, che purtroppo era necessario rinunciare a tutto, alla casa, al lavoro, agli amici, agli affetti, alle abitudini.  Era un’esclusione dalla vita sociale del paese per noi che eravamo nati e cresciuti italiani.  Fu una partenza senza addii molto triste”.
Tullia Zevi beve un sorso di cappuccino, poi continua: 
“Mio padre pensava di po…